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TRA UNA CHIACCHIERA E UN "SUSPIRO" CON IL TRIO "SUONNO D'AJERE"

 News pubblicata il 26/03/2019
La canzone napoletana non è una reliquia da museo.Non è un corpo senza ossigeno da dover mummificare. 
I suoi spartiti, le sue copielle, non sono pergamene da santificare bensì testamenti da celebrare. 

Questa l’intuizione, l’intenzione e l’ambizione del trio Suonno D’Ajere composto da Irene Scarpato (canto), Marcello Smigliante Gentile (mandolino.mandola.mandoloncello) e Gian Marco Libeccio (chitarra). L’ensemble – che nel nome evoca il singolo omonimo realizzato da Pino Daniele nel disco d’esordio Terra mia (1977), quale ideale punto di connessione tra il classicismo mediterraneo e la ostinata ricerca di essere contemporanei – è attivo dal 2016 e via via ha sviluppato un credo rigoroso e intransigente. Tanto da diventare una vera formazione orchestrale che viaggia dentro le melodie e i ritmi, e circumnaviga le serenate e le canzoni umoristiche per far tornare alla luce – oggi – quel mistero e quella sapienza compositiva e di interpretazione che ha reso la canzone napoletana una disciplina. Alias un patrimonio immateriale. Suonno D’Ajere è la volontà religiosa di avere fede nel canzoniere e nella madrelingua del golfo.  e il trio lo fa con “ Suspiro” l’album di esordio  edito da "ad est dell’equatore".
Tra una chiacchiera e un suspiro ci raccontano la loro storia in musica.


- Venite da percorsi diversi e avete delle personalità forti, ben definite e variegate, e, come spesso accade, dalle differenze escono fuori delle esperienze molto interessanti.  Come è avvenuto il vostro incontro?

Nell'ambiente musicale partenopeo abbiamo avuto modo di incontrarci spesso - spiega Marcello Smigliante Gentile, in questo caso portavoce della band - . Tuttavia non avevamo mai legato; ci si conosceva appena di vista e di nome. L'incontro che ha dato vita al progetto è avvenuto casualmente a una cena tra amici dove ci chiesero di portare strumenti e voglia di suonare. Come repertorio comune avevamo la canzone napoletana. Così  improvvisammo un po' di titoli per gli amici che erano assieme a noi. Funzionò. E decidemmo di far fruttare quest'incontro per dare vita al trio Suonno D'Ajere. Il processo di ricerca è avvenuto in modo del tutto naturale: più si andava avanti, maggiore era la voglia di andare a scoprire il mondo della canzone napoletana nei suoi dettagli e nella sua totalità, come esigenza di scoperta della nostra memoria storica. Nonostante le singole formazioni professionali fossero molto diverse. Gian Marco ha esperienze jazz e rock, Irene ha iniziato con la musica popolare del Sud Italia per poi avvicinarsi al cantautorato; io ho una formazione più classica. Questa varietà di gusti e background si è rivelata una grande ricchezza: lo scambio, il dialogo, la presenza di idee diverse hanno creato un equilibrio sonoro che caratterizza fortemente il suono d'insieme. 


- "Suspiro" è un viaggio nel passato, senza retorica, ma con un occhio al presente, al contemporaneo. È stato difficile scegliere tra i tanti brani della tradizione?   

"Suspiro" è il riassunto del nostro percorso di studio e di concerti. Nelle ricerche fatte abbiamo sempre più scoperto che la canzone napoletana è un mondo con una enorme produzione di temi, di stili, di gusto e esecuzione. Nei live cerchiamo di portare in palcoscenico questo arcobaleno per raccontare il mondo creativo nella sua interezza. La poliedricità è stata fin da subito un elemento vincente delle nostre esibizioni e per questo abbiamo assecondato tale propensione con l'album di esordio su etichetta a est dell'equatore. La scelta delle singole canzoni non è stata facile. In questi tre anni abbiamo messo in repertorio tra i 50 e 60 brani e farne una cernita per rispettare i gusti di ciascuno e le sfumature stilistiche è un necessario equilibrio.
I 10 pezzi nella tracklist sono forse i più rappresentativi del nostro progetto, sono quelli che sentivamo più intensamente.
Cronologicamente, l'ultimo elemento del nostro percorso artistico è la scrittura degli inediti, con il desiderio di produrre canzoni napoletane scritte nel terzo millennio. La commistione tra il rispetto delle fonti e una architettura moderna è un valore caratterizzante delle nostre rielaborazioni e prende forma ancor di più nell'unico inedito dell'album: l'omonimo Suspiro. Per questo motivo la canzone che dà nome al primo lavoro discografico chiude il disco e diventa il riassunto del lavoro fatto finora. Contemporaneamente apre le porte nuove di una prossima produzione, alla quale ci stiamo dedicando con scrupolosa attenzione.



- Avete da poco presentato il disco all' Auditorium Novecento. Che aria si respirerà nel vostro tour, a partire dal concerto del 6 aprile a Pozzuoli? 

L'Auditorium Novecento è un posto magico. Lì autori come Viviani, Bovio, De Lucia, Bruni, e molti altri sono passati per registrare, produrre, ideare musica. Quando si entra negli ex studi della Phonotype si percepisce  e si respira la storia secolare. Lì abbiamo registrato il nostro album ed essere tra coloro che hanno prodotto musica in quella sala è stata già una emozione tellurica. Portare il nostro pubblico tra quelle mura lo è stato altrettanto. Hanno riconosciuto l'ambiente del videoclip di "Suspiro" e hanno respirato con noi l'aria piena di storia di quei luoghi. Tutto ciò ha creato un'atmosfera perfetta per il nostro live, che è andato sold out!  Adesso arriva un nuovo concerto al Vayu di Pozzuoli, poi uscirà il videoclip di "'O guappo 'nnammurato'' e a maggio torneremo sul palco. Ma in teatro.