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"Low Budget", un disco che non si prende troppo sul serio.

 News pubblicata il 09/03/2017
E’ appena uscito, pubblicato dall’etichetta Full Heads Jazz, “Low Budget”, il primo disco dei Divieto di Swing, il collettivo partenopeo nato da un’idea del sassofonista partenopeo  Giuseppe Colucci che vanta collaborazioni con musicisti del calibro di Daniele Sepe, Tony Esposito, Karl Potter, Marcello Coleman,Tony Cercola, Enzo Avitabile, Hobo, Alessio Caraturo , Salvatore Tranchini,Stella Diana e tanti altri.  Giuseppe Colucci è attivo da circa vent’anni nella scena underground napoletana. Con il progetto “Divieto di Swing” , il musicista  solca il percorso già battuto  da quei gruppi storici del jazz-rock, come Napoli Centrale, rinverdendolo con influenze progressive e con una sana pennellata di ironia che imperversa nel progetto discografico “ Low Budget”. Il disco è un fluire di atmosfere diverse, di mood e di sensazioni variegate come le tracce, dieci, originali, ognuna una storia a se’. Si salta dalla sedia con il funky di "L.A.S" , si scende in piazza con un bicchiere di vino rosso con "Art Director Dance", si fa guarda dentro con “Ernio Mollicone”, si va  al centro storico con “Il Palazzo di Marzapane”, si fa un giro  in auto con “A metà strada”. Insomma un viaggio musicale con dentro gli occhi... Napoli, questo potrebbe essere lo spirito di Low Budget, che dopo un ascolto ti fa venire voglia di ascoltare il collettivo dal vivo,  magari in un locale piccolo, come tanti ce ne sono nel cuore di Napoli, non più fumosi per il divieto di fumo, però dove non c’è quello di funky. Infatti la musica dei D.d.S.  è  Jazz nello spirito  e Funky nella pulsazione. I temi dei brani  già al primo ascolto lasciano tracce nella mente e nel cuore, ma che al secondo tradiscono una certa complessità. Fusion forse, a tratti ballabile, spesso introspettiva. Nel disco suonano alcuni tra i musicisti più interessanti della scena jazzistica partenopea: Sergio Di Natale,  Salvatore Rainone, Dario Spinelli, Giuseppe Spinelli, Domenico Benvenuto, Luigi Masciari, Salvatore Brancaccio, Igor Caiazza, Ivano Leva, Paolo Sessa, Antonio Perna, Vince Carpentieri, Alessandro Aulisio, Adriano Rubino.
 
Ecco una breve intervista rilasciata da Giuseppe Colucci,  un po’ troppo sintetico nelle risposte, avremmo voluto sapere di più sulla formazione del collettivo, sulla genesi del disco, magari avremmo potuto scoprire qualche aneddoto o conoscere meglio la storia di un percorso. Un’occasione mancata, ma forse un’occasione guadagnata che privilegia l’ascolto del disco, mettendolo in primo piano rispetto al musicista. Guardiamo sempre il bicchiere mezzo pieno, meglio se nel bicchiere c’è del rum e mettiamo su un bel disco, “Low Budget”,  alzando il volume, ma non troppo.
 
 
 
- Qual è stata la formazione di Giuseppe Colucci?
Ho studiato flauto in conservatorio da bambino, mentre lo studio del sax da autodidatta.
 
 - Quello che ti fa sorridere e quello che ti fa arrabbiare della scena musicale partenopea.
 Della scena musicale napoletana mi piace tutto
 
 -Come avviene l'incontro con i musicisti che fanno parte del collettivo Divieto di Swing?
 Chiamo io i musicisti,  cerco di chiamare  quelli che mi piacciono, anche umanamente. Se si crea coesione restano.
 
- Una carriera ricca di collaborazioni, tanti i km macinati, tanti kg di pane e musica, insomma tanti anni trascorsi a suonare e solo adesso arriva il primo disco. E' stato un caso o è stata una scelta ragionata ?
Ho fatto l album quando mi sentivo di farlo.
 
 - Ironia e jazz. Raccontaci di questo matrimonio insolito
 L'ironia fa parte di me. anche su palco. odio quelli che si prendono sul serio
 
 - Il solco di Napoli centrale è forte, ma cosa c'è oltre quel sentiero?
 Napoli Centrale è un fantastico mix di umori e colori che non tramonterà mai...un evergreen musicale con Napoli e la sua musica al centro. Per un musicista è una " fermata obbligatoria".