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Concerti, Radiohead: la recensione del concerto di Firenze

 News pubblicata il 24/09/2012
 “Arrivederci”, sono queste le ultime parole che sentiamo in un italiano nemmeno troppo stentato da Thom Yorke: il concerto al Parco delle Cascine di Firenze sta per volgere al termine e, come di consuetudine, i Radiohead salutano il pubblico con une delle canzoni più amate, “Everything in it’s right place”. Thom si avvicina alle tastiere e inizia però a cantare “The one I love” dei R.E.M. , l’aveva già fatto in passato, ma comunque è una bella sorpresa per i trentamila spettatori accorsi nella città toscana per quello che potrebbe essere il concerto italiano con più vasto pubblico nella loro storia.
La seconda tappa del tour italiano della band di Oxford, spostato a settembre dopo l’incidente mortale avvenuto a Toronto lo scorso 16 giugno, li vede esibirsi all’interno dell’enorme Parco delle Cascine situato lungo il fiume Arno. A parte i problemi riguardanti il traffico causato da un altro grande evento e la chilometrica camminata imposta agli spettatori per raggiungere il palco, l’organizzazione del concerto si è dimostrata magistrale: non ci sono ingorghi di pubblico, l’area destinata al pubblico è super attrezzata per ogni evenienza, ma a colpire veramente è l’impianto video e audio allestito sullo stage, che permette di godersi lo spettacolo con un ottima qualità sonora da qualsiasi punto in cui ci si trovi: una vera fortuna per chi non è riuscito ad inserirsi tra la folla che, fin dal primo pomeriggio, aveva occupato le prime file.
 
La setlist del canadese Caribou parte con una manciata di canzoni tra dance ed elettronica che riscaldano il pubblico in attesa dei Radiohead. I Nostri, puntali alle 21.30, attaccano il loro set con “Bloom”, tratto dall’ultimo album “The king of limbs”, per poi passare a “There there” che, come in passato, vede Johnny Greenwood e Ed O’Brien aggiungersi alle percussioni per uno dei brani preferiti dai fan, ma anche da Yorke: si dice infatti che quando Nigel Godrich gli fece ascoltare il mix definitivo del pezzo Thom si mise a piangere per la felicità di essere riuscito a registrare la canzone proprio come l’aveva immaginata. Il concerto continua con un brano molto melodico come “Weird fishes/Arpeggi” per poi rituffarsi nelle alchemie di “Kid A” e “Staircase”. La prima impressione è che i Radiohead siano riusciti a capovolgere le canzoni dell’ultimo disco eliminando quasi totalmente la parte elettronica che rendeva “The King of limbs” un lavoro molto interessante, ma anche freddo e distante: merito di questo lavoro va dato anche all’ingresso del secondo batterista Clive Deamer (in passato con Portishead e Robert Plant) che, in coppia con Phil Selway crea trame ritmiche complesse su cui la band ha ricostruito le canzoni riprendendo i semplici strumenti musicali. La musica viene accompagnata magnificamente da uno stupendo gioco di luci, led e neon combinato con una serie di schermi che, come fossero diretti da un marionettista, si librano nell’aria trasformando la fisionomia del palcoscenico di canzone in canzone. Proprio grazie a questi schermi il pubblico viene deliziato con uno dei momenti più emozionanti del concerto: durante “You and whose army” le telecamere riprendono il viso di Yorke trasmettendo il suo enorme occhio inquisitorio sul pubblico frammentandolo in tanti pezzi di un puzzle, un perfetto connubio di musica e immagini che conferma ancora una volta come i Radiohead non siano solo dei musicisti, ma degli artisti a tutto tondo.
 
La serata prosegue tra parti lente e ricche di pathos (“Nude” e “Karma police”) e altre ricche di energia e ritmo con la doppietta “Feral” e “Idioteque” poste in coda alla prima parte del concerto.
Se il primo bis è in gran parte dedicato ai nostalgici con “Airbag” da “OK Computer”, “How to disappear completely” da “Kid A” e, soprattutto, “Planet Telex”, brano di apertura del loro secondo album “The Bends”, l’ultimo ritorno in scena dei Radiohead ci regala una tripletta di emozioni con “Give up the ghost”, a cui Yorke aggiunge una coda in solitaria solo per voce e chitarra acustica, la strepitosa “Reckoner”, un brano soul dilatato che rimane una delle gemme della band inglese, e la conclusiva “Everything in it’s right place” accolta con piacere da tutto il pubblico.
 
Lasciando il Parco delle Cascine ci viene da pensare cosa siano diventati oggi i Radiohead, sono passati i tempi della lotta contro la EMI, della ricerca assoluta della perfezione, dell’odio verso la popolarità: oggi sono una band completamente diversa, lo stesso Thom Yorke, diventato celebre come star della “depressione cosmica” ora sprizza energia e felicità da tutti i pori facendosi trascinare in balli senza sosta durante le canzoni. La verità è che i Radiohead ora sono riusciti a costruirsi un proprio microcosmo lavorativo in cui possono finalmente permettersi di gestire personalmente ogni aspetto della loro attività, ponendosi sempre nuovi obiettivi nella scrittura di canzoni che, spesso, possono deludere una certa fetta di pubblico, ma quando è il momento di suonare dal vivo si confermano ancora una volta come la migliore band degli ultimi vent’anni e, speriamo, anche dei prossimi dieci.
 
(Giuseppe Fabris)
 
SETLIST:
“Bloom”
“There there”
“15 step”
“Weird fishes/Arpeggi”
“Kid A”
“Staircase”
“Morning Mr. Magpie”
“The gloaming”
“Separator”
“You and whose army?”
“Nude”
“Identikit”
“Lotus flower”
“Karma police”
“Feral”
“Idioteque”
bis:
“Airbag
“How to disappear completely”
“The daily mail”
“Bodysnatchers”
“Planet Telex“
secondo bis:
“Give up the ghost”
“Reckoner “
“The one I love” (R.E.M.)
“Everything in its right place”