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Bruno Garofalo racconta il suo "Novecento Napoletano. In scena al Cilea dal 24 al 27 gennaio

 News pubblicata il 24/01/2019
Dal 24 al 27 gennaio al Teatro Cilea torna lo spettacolo "Antologia di Novecento Napoletano". La ricca tradizione della canzone popolare napoletana, la cui produzione raggiunse il culmine dalla seconda metà dell’Ottocento fino al concludersi del secondo conflitto mondiale, rivive in questo spettacolo la cui messinscena è complessa, sontuosa e accurata: la ricostruzione scenografica, costumi compresi, è stata realizzata grazie all’apporto di alcuni rari e preziosi filmati d’epoca e si ispira, con attenzione alle opere pittoriche di artisti come Scoppetta, Matania e Dal Bono che hanno ritratto l’ambiente con occhi attenti e appassionati. L’insieme di emozioni, atmosfere, ricordi, poesia diventa repertorio popolare, esplorazione delle radici più profonde e indimenticate di una napoletanità autentica e rituale. Bruno Garofalo, regista di "Antologia di Novecento Napoletano" ci racconta questa nuova avventura in un'intervista in attesa del debutto di questa sera.
 
 
Un grande ritorno quello di Novecento Napoletano",perché "Antologia" ?
 
Novecento ha avuto nel tempo sei edizioni, alcune molto diverse l’una dall’altra. Per questa , anche in funzione di una nuova auspicabile tournèe estera ho voluto mettere insieme i quadri più significativi e di maggior presa sul pubblico.
 
Cosa c'è di diverso dal suo debutto nel 1992?
 
Non una riduzione ma una necessaria concentrazione di artisti e scenografie. Oggi purtroppo le condizioni economiche non permettono più ad alcuna compagnia di spaziare come una volta. Ma grazie all’impegno della attuale produzione non una citazione o un contenuto ha sofferto più di quanto fosse tollerabile. Ad un numero più ristretto di artisti, però, abbiamo sopperito con una qualità davvero invidiabile, i nostri intrpreti sono tra i migliori del panorama napoletano, e l’orchestra è sostituita da basi originali confezionate esattamente sulla qualità espressa già dal vivo, da un grande arrangiatore e direttore. Il M° Tonino Esposito.
 
Quanto è stata laboriosa la ricerca e la scelta di cosa mettere in scena?
 
E’ stato un lavoro durato più di un anno, i riferimenti dati da vecchie incisioni e da una vasta documentazione tratta dall’enciclopedia De Mura. Vecchie partiture, copielle, trascrizioni e consulenze di grande spessore, tra tutte gli scritti di Bruna Gaeta (figlia e collaboratrice di E.A.Mario) ci hanno permesso una qualità filologica per melodie e testi. Questo è uno dei pregi, forse il più grande di questa operazione spettacolare.
 
C'è sempre il rischio di tralasciare qualcosa?
 
Assolutamente sì! Tanti brani sono rimasti fuori sacrificati dall’imbarazzo della scelta, alcuni già citati in altre precedenti edizioni, altri in attesa di essere riproposti, magari in una prossima messa in scena. I brani della canzone classica napoletana sono infiniti e molti inspiegabilmente dimenticati. Uno per tutti, “Ammore canta” un capolavoro di Murolo-Tagliaferri che per tradizione conclude sempre il nostro spettacolo.
 
 
C'è qualche rimpianto?
 
Non artistico, ma umano si…. Molti di coloro che hanno contribuito alle prime edizioni non ci sono più, tra gli altri due raffinati interpreti, Ernesto Iorio e Nando Neri, il primo produttore e ideatore con me dello spettacolo, Lello Scarano, ed il Maestro Tonino Esposito senza del quale questo spettacolo non sarebbe stato lo stesso.
 
La parte visiva, con riferimento ai filmati d'epoca gioca un ruolo fondamentale. L'audiovisivo in questo tipo di spettacolo è ben amalgamato. Il pubblico come lo accoglie?
 
Lo spettacolo è nato nel nome della tradizione, quindi i grandi fondali che commentano i brani erano tutti igorosamente dipinti da grandi scenografi. Oggi addirittura i tempi di montaggio e le dimensioni dei teatri non ne permettono l’utilizzo, ma la tecnologìa ci è venuta incontro. Molti di quegli stssi fondali sono riprodotti grazie a potenti videoproiettori.
Questo rende più laborioso l’utilizzo delle luci, ma i risultati, in omaggio alla nuova tecnologia non hanno perso “poesia” e questo era l’obbiettivo più importante da perseguire.
 
L'audiovisivo in questo tipo di spettacolo è ben amalgamato. Il pubblico come lo accoglie?
 
Oramai il pubblico in generale è oramai abituato ad ogni tipo di intervento audiovisivo grazie allo stesso teatro, al cinema, alla televisione. Quello che conta è il risultato, la macchina teatrale ha il suo fascino ed i suoi misteri. Chi se ne accorge sono quelli che hanno respirato la autentica “polvere” del palcoscenico, ma per fortuna sono…. Siamo rimasti in pochi. Va bene così.
 
Le nuove generazioni apprezzeranno la Napoli che va in scena in questo spettacolo?
 
Ho avuto modo di inaugurare con altri colleghi il primo corso di “Canzone classica napoletana” meritevolmente istituito dal Conservatorio di Benevento. L’interesse di tanti giovani musicisti e cantanti è stato sorprendente. Chi si accosta alla canzone, anche contemporanea ha bisogno della Tradizione per poter spiccare il volo, è un’affermazione del grande Eduardo De Filippo, ed è su questa convinzione che si basa lo spirito di Novecento Napoletano. Da spettacolo si è tramutato in una guida affascinante per chi intraprende un qualunque percorso musicale legato alla nostra Cultura. Leggere stupore e coinvolgimento sul viso di tanti giovani spettatori ne è la prova. Succede…. Forse inspiegabilmente ma succede.
 
Non è troppo lontana dalla realtà contemporanea?
 
Non sottovalutiamo il DNA…… certi echi e certi ricordi tornano sempre, nella vera grande musica, qualunque essa sia, e non solo a Napoli, ma nel mondo, c’è questa Magìa.